risorse-e-strumenti-per-la-didattica-a-distanza
risorse-e-strumenti-per-la-didattica-a-distanza

(dal Numero speciale di Adesso, pag. 6-7)

Sono uno studente universitario fuorisede e non sono tornato a casa, perché ho avuto paura di diventare un pericolo per i miei cari. Questi mesi li ho passati con i miei coinquilini e ho avuto modo di conoscerli meglio, cosa che non sarebbe accaduta se non fossimo stati costretti a condividere gli spazi ventiquattro su ventiquattro. Tra video
lezioni e esami in arrivo, ho passato le mie giornate soprattutto studiando. Sono stato molto, forse troppo, tempo solo con me stesso e sinceramente non è stato poi così male, anche se ho avvertito tanto la mancanza delle persone che amo: mi sono reso conto di quanto fossi fragile e quanto le cose che ho spesso ho dato per scontato siano in realtà fondamentali. (Angelo Cisternini, 20)

La quarantena per quanto mi riguarda è stata un’occasione per imparare cose che non avrei avuto il tempo di imparare in ‘tempi di pace’. Ho imparato a suonare uno strumento e a parlare una nuova lingua per il semplice gusto di arricchire me stessa come persona ed essere in grado di sfruttare la mia attuale e purtroppo effimera voglia di fare e conoscere. Ho avuto la possibilità di dedicarmi completamente e totalmente al mio cane, che avevo onestamente un po’ trascurato, non passando tantissimo tempo a casa. Ho progettato il mio futuro nei minimi dettagli, poiché, essendo amante dell’organizzazione, non mi piace sentirmi spaesata e confusa. Ho bisogno di chiarezza e questa chiarezza è stata raggiunta in questo periodo. Ho riscoperto la bellezza della semplicità e capito che alla base delle grandi cose, a cui aspiro, ci devono essere delle radici ben salde. (Federica Nobile, 17)

ll periodo che stiamo vivendo rimarrà nella storia: sono stati tre lunghi mesi, ma Io non credo ci sia stato tolto un pezzo di vita. Sinceramente non so come abbia vissuto questo periodo, forse potrò dirlo solo tra tanti anni. Personalmente nel periodo di lockdown più totale volevo uscire, ma non dalla mia casa (ormai alla casa ci si era abituati), volevo uscire dalla mia stanza mentale. Sì, perché penso si crei una stanza in questi contesti, una stanza da cui si vuol uscire e tante volte per uscirne basta solo un abbraccio, un abbraccio che in quei momenti purtroppo è mancato. Ora forse è tutto più bello, poiché quell’abbraccio ha aperto la porta di quella stanza, che tanto mi ha tenuto prigioniero durante la quarantena. (Giovanni Rizzi, 18)

Questa quarantena è la dimostrazione che l’apparenza inganna: la sola idea di stare chiusi in casa opprime da sè, figuriamoci viverla. Mi sono sentita costretta a pensare, imprigionata da quegli stessi pensieri che, fino a qualche tempo prima, evitavo in ogni modo. Questa quarantena mi ha donato il tempo: il tempo per comprendere quali siano le mie priorità, quali siano le cose che amo e a cui davvero voglio dedicare del tempo. Quindi è proprio vero che non dobbiamo fermarci alla superficialità e che dobbiamo sempre cercare di vedere non il pezzo singolo di un puzzle, ma il puzzle completo. Basti pensare al semplice fatto che in questa quarantena, non solo le mie riflessioni sono state un pezzo necessario per arricchire il puzzle della mia vita, ma credo che io in persona, rispettando le norme, abbia preso parte ad un disegno più grande di me, rappresentato dall’Italia intera e dal risultato finale sperato dopo questa quarantena: il ritorno alla normalità. Forse ciò che diceva De André può essere un’ulteriore prova di tutto ciò: “dal letame nascono i fior” La quarantena è di certo il letame, da cui attendiamo la nascita di un fiore. (Federica Ciacciulli, 16)

È stato un periodo difficilissimo per tutti, soprattutto per coloro che non hanno un tetto sotto cui vivere, per i genitori senza reddito e senza sussidi dallo Stato e tutto ciò mi ha spinto a chiedermi “Cosa posso fare per la
comunità?”. Grazie al mio parroco, ho potuto fare volontariato per la Caritas parrocchiale, aiutando i più bisognosi sia con un sussidio materiale, ma soprattutto istaurando un rapporto di fiducia con loro. Ho sempre voluto fare volontariato ma per mancanza di tempo e determinazione non ci sono mai riuscito, durante questa quarantena però ho riscoperto in me quella forza necessaria per mettermi in gioco. Fare volontariato mi ha fatto notare, venendo a conoscere molte situazioni spiacevoli di cui prima non sapevo, quanto sia elevato il numero delle famiglie in difficoltà e di quanto sia fortunato e che dovrei ringraziare Dio per ciò che mi ha donato. Ogni giorno, dopo aver
prestavo servizio, tornavo a casa felice perché non c’è gioia più grande di sapere che si è stati utili, di aiutare qualcuno che da solo non ce la farebbe. In futuro spero di ritornare ad essere utile per la società, perché questa esperienza mi ha cambiato e mi ha fatto aprire gli occhi sulle difficoltà della vita. (Andrea Savino, 19)

Questa quarantena mi è stata molto d’aiuto perché finalmente ho trovato il tempo per riflettere e, soprattutto, per me stessa. Inoltre ho stretto un legame più solido con la mia famiglia e abbiamo persino riscoperto insieme i vecchi giochi da tavola, che ormai quasi ogni sera ci tengono compagnia. Grazie a questa quarantena ho ritrovato la gioia
del passare del tempo con loro, cosa che prima, a causa dei loro impegni lavorativi e dei miei scolastici, non riuscivo ad apprezzare a pieno. Con i miei amici invece, non potendoci vedere, abbiamo capito quant’é importante il nostro rapporto e come la voglia di stare insieme ci abbia fatto capire che siamo uniti da un legame più grande della distanza che ci separa. Stando tutto questo tempo a casa ho riscoperto anche le mie passioni che credevo di aver abbandonato, infatti sono ritornata a disegnare e a dipingere e sto provando a farlo meglio di come lo facessi prima, perché ho capito che è davvero l’unica cosa che riesce a rilassarmi e a farmi essere me stessa. (Stefania Matera, 16)

Credevo che avrei vissuto il Paradiso stesa sul divano, ma in realtà la quarantena non è poi stata così celestiale: i Professori ci hanno massacrati con il triplo dei compiti, gli spazi in casa si sono improvvisamente ristretti e le giornate si sono prolungate. È stato bello però, una cosa in particolare ricorderò con piacere: il modo di fare scuola. Come sappiamo bene all’inizio del lockdown era prevista una sorta di istruzione senza voti e così ho finalmente provato cosa significa davvero “amore per lo studio”, perché ho studiato senza la pressione delle interrogazioni e
l’ho fatto solo per il bellissimo e piacevole gusto della conoscenza. Mi è stato donato il tempo per approfondire gli autori, il greco, addirittura la matematica e un sacco di altre cose: non c’è stato quello studio superficiale finalizzato solo all’interrogazione del giorno dopo o quell’ansia che ti tormenta le notti, perché studiare era diventata una questione personale e no scolastica. Ciò che ogni giorno apprendevo non è servito per migliorare la media, ma per arricchire la mia persona. (Marilena Pietricola, 17)