Un legame ancora vivo. A quarant’anni dal terremoto in Friuli

 

20160514_220448-1La diocesi di Taranto insieme alla diocesi di Castellaneta è stata vicina alle popolazioni del Friuli colpite duramente dal terremoto del 6 maggio 1976. Si realizzò subito con il paesino di Bueriis in provincia di Udine il gemellaggio che ebbe come protagonista l’ arcivescovo Monsignor Guglielmo Motolese,. Il disastroso sisma causò circa 1000 morti e la distruzione di abitazioni in oltre 40 comuni, con le scosse del 6 maggio (ore 21.05), dell’ 11 settembre (ore 18.00) e del 15 settembre (ore 11.50). In seguenza, crollarono le case, dilagò la paura e con la terza scossa cedette anche il morale dei più forti. Sembrava che tutto sprofondasse senza via di scampo. Tra le macerie delle strade e dei campi comparvero per gli scampati prima le tende militari, poi le roulottes, i containers ed infine i prefabbricati.

“Vanno riparate prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”, aveva proposto Monsignor Alfredo Battisti arcivescovo di Udine. E la solidarietà nazionale ed anche quella dall’ estero si mosse generosamente in soccorso del Friuli, dai volontari alle associazioni, dai Vigili del Fuoco ai Militari di tutte le Armi con in testa gli Alpini, dalle diocesi alle parrocchie.

Monsignor G. Motolese, in qualità di vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana e presidente della Caritas italiana, nei primi giorni del terremoto era tra la gente friulana e in contatto con i responsabili delle istituzioni religiose e civili. Egli con monsignor Giovanni Nervo, segretario nazionale della Caritas, diede inizio alla raccolta di ogni genere di aiuto e all’ avvio dei gemellaggi delle diocesi sparse in Italia con i paesi terremotati per una cooperazione mirata. La costruzione del centro della comunità nel paesino di Bueriis (1978), le visite di sacerdoti con le loro parrocchie, l’ accoglienza a Taranto e provincia di gruppi friulani, iniziative di associazioni e di congreghe con mostre fotografiche, raccolte di beneficenza, veglie di preghiera sono stati alcuni segni tra i tanti episodi di fraternità tra la gente di Bueriis e quella delle diocesi di Taranto e di Castellaneta.

Nelle celebrazioni della commemorazione del 40° anniversario del sisma, il duomo di Gemona (UD), la città che ebbe il più alto numero di vittime con 400 morti, ha ospitato circa un centinaio di rappresentanti delle diocesi italiane, tra vescovi, sacerdoti, delegati delle Caritas e fedeli in una solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine.

“Il Friuli ringrazia e non dimentica!”, è stato il messaggio riproposto all’ omelia ancora una volta dal pastore della diocesi friulana a tutti indistintamente, voce della gratitudine della gente lungo questi anni. A rappresentare la diocesi di Castellaneta vi era il vescovo Monsignor Claudio Maniago che ha visitato ed incontrato la gente di Bueriis nella chiesa di san Niccolò, l’attuale parroco don Corrado, don Mario Broccolo ex parroco, il vicario diocesano, altri sacerdoti, riferendo ai presenti tra l’ altro le sue origini friulane e la sua infanzia tra i suoi parenti terremotati. Ad accompagnare il vescovo c’ era don Sario Chiarelli, parroco della Chiesa Madre di Mottola e protagonista sin dall’ inizio del gemellaggio insieme al sottoscritto e a don Gino Romanazzi, delegato della Caritas e rappresentante dell’ arcivescovo di Taranto Monsignor Filippo Santoro, seguito del gruppo tarantino di cui facevano parte Massimo Notarnicola, Gianni Romanazzi e la piccola Adele, i giovani della parrocchia ‘Santa Rita’ Raffaele e Alessandro.

Nella chiesa parrocchiale di Bueriis, il 6 maggio si è svolta un’ altra concelebrazione eucaristica con la popolazione locale accorsa numerosissima, avvolta da commozione e da ricordi. All’ omelia don Gino Romanazzi ha rivolto ai fedeli il saluto affettuoso da parte dell’ arcivescovo e di tutta la diocesi di Taranto. Ad ampi tratti don Gino ha percorso i 40 anni che hanno legato e legano tra loro le comunità friulana e tarantina, all’ insegna della fede, dell’ amicizia e della solidarietà cristiana. E tra le tante persone incontrate nel passato ha voluto ricordare il sacrestano Florio.20160514_223043-1

“Nella vostra tragedia- ha commentato tra l’ altro don Gino- tutto o quasi tutto era crollato all’improvviso. Fu uno smarrimento totale senza la casa, senza relazioni paesane, senza alcuna sicurezza. Si era persa la cognizione del tempo e dello spazio e soprattutto si era perso il sonno tranquillo. Ci si chiedeva come salvare e mettere al riparo dalla pioggia i paramenti, i messali, i lezionari, le suppellettili e i registri della chiesa disastrata. E poi, chi aveva il coraggio di entrarvi in questa chiesa per portare fuori ogni cosa? Florio, fidato sacrestano, si fece carico di quel gravoso e rischioso compito; servì la parrocchia sino alla sua vecchiaia puntualmente ed instancabilmente”.

A don Gino ha fatto eco don Sario che ha esteso il caloroso saluto alla comunità da parte di Monsignor Claudio Maniago, delle parrocchie e della diocesi di Castellaneta.

Alla mostra fotografica allestita nel centro comunitario dai ragazzi delle scuole Elementari e dalla Pro-Loco sono state esposte le immagini più significative a tema: Bueriis prima del terremoto, durante e dopo. Raggiunto e celebrato il 40° anno del gemellaggio a seguito del terremoto, in tutti noi rimane la consapevolezza che questo legame è vivo e bello e che durerà sempre a testimonianza della fraternità cristiana.

Vito Ferrara

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Autore: Admin

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