Ginosa, buoni samaritani nel terzo millennio. I 40 anni della Casa Famiglia Monfort

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Casa Famiglia e Territorio

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di Marilena Surdo – L’ISTAT, solo pochi giorni fa, ha messo in luce un dato di fatto: l’Italia è il secondo paese più “vecchio” al mondo. Per il terzo anno di seguito i decessi superano le natalità e queste diminuiscono per il nono anno di fila, nonostante la presenza degli immigrati. Alla luce di quest’orientamento che ormai contraddistingue il nostro Paese, diventano preponderanti le professioni, le attività e le strutture che pongono al centro del loro focus l’anziano. A Ginosa quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario della fondazione di una struttura le cui attività si intrecciano con il tessuto della comunità: la Casa-famiglia Montfort.

Nata su sollecitazione di Lucio Paolo Bressan, all’epoca frate laico: “… che unì la propria lungimiranza e la propria inventiva all’operato dei padri Montfortani, si posero le basi per la creazione di una struttura che potesse accogliere i più bisognosi. Pensiamo a Ninetta e Sandrino, due fratelli ai margini della comunità ginosina che all’epoca vivevano in grotta, e di cui chiunque avrebbe potuto approfittarsi. Proprio questa coppia di fratelli sono tra i primi utenti che dal 1978 ancora oggi sono accolti nella Casa-famiglia”, così Dania Sansolino, educatrice della struttura, alle prese con la redazione di un testo che si pone l’obiettivo di approfondire le origini e il valore della fondazione di Casa-famiglia Montfort.

Per celebrare il quarantesimo anniversario, “gli ospiti, il personale, i soci ed il consiglio di amministrazione” (così come recita il manifesto del programma celebrativo) hanno organizzato una serie di eventi tutti volti da un lato a evidenziare il ruolo storico che la struttura ha avuto nella comunità ginosina, dall’altro a sottolineare la professionalità con la quale le attività e i servizi offerti vengono svolti.

La prima delle iniziative, “Casa-famiglia e territorio”, si è realizzata il 10 maggio presso il Teatro Alcanices, dove alcuni dei giornalisti locali hanno avuto la possibilità di confrontarsi con i relatori che hanno aderito all’iniziativa: Sua Eccellenza Monsignor Claudio Maniago, vescovo della diocesi castellanetana; il sindaco ginosino, Vito Parisi; la responsabile area Servizi Sociali, Marika Curci; Nico Calabrese, vicepresidente Casa-famiglia Montfort. A moderare il confronto, Antonio Bradascio, componente del consiglio di amministrazione.

La configurazione del “tavolo” dei relatori manifesta la valenza della struttura, capace di dialogare con utenza, comunità e Istituzioni.

Grazie alle domande dei giornalisti invitati, Nico Calabrese ha potuto evidenziare la crescita e l’evoluzione della Casa-famiglia nel tempo e nella struttura. Rispettando le normative vigenti per offrire il massimo del beneficio possibile agli ospiti (attualmente circa una trentina). Ma una parte dei servizi offerti è “delocalizzata”: infatti anche il servizio mensa per i più poveri rientra nel novero delle offerte della struttura. Questa, in particolar modo, vede in prima linea i volontari. La mensa per i più poveri rappresenta un impegno imprescindibile per l’amministrazione ginosina, così come affermato dal sindaco Parisi, per il quale è doveroso un surplus di energie verso le fasce più fragili della comunità ginosina. Ha approfondito tecnicamente la questione Marika Curci, la quale, rappresentando il front-office comunale proprio per questi cittadini, ha offerto una “fotografia” dell’utente tipo della struttura. Informazioni utili dal momento che la società sta cambiando e i bisogni mutano con essa.

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“La parabola della locanda del buon samaritano è nota a tutti – questa la replica di Monsignor Maniago ad una domanda che rimandava ad una recente omelia di Papa Francesco – che si compone di due parti: la locanda, e quindi la struttura, e il cuore del buon samaritano. Oggigiorno forse di locande, di strutture nate per accogliere, ce ne sono tante. Ciò su cui occorre insistere è sul cuore, sulla predisposizione di chi gestisce queste contemporanee locande. L’apertura verso il prossimo, l’accoglienza dell’altro è la cifra che contraddistingue il cristiano”.

Autore: Direttore

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