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Quante volte ci siamo ripetuti che il tempo della pandemia e del conseguente lockdown potevano essere una grande occasione di riflessione, quella nata dal silenzio e dall’approfondimento?
Invece spesso abbiamo riempito il vuoto con una vera abbuffata di notizie, di video, di editoriali, consumati voracemente nel disperato tentativo di capire. Spesso la sensazione prevalente nel bilancio di fine giornata è stata questa: più si sapeva meno si conosceva, laddove la conoscenza è penetrazione della realtà, capacità di lettura, discernimento.
Il virus ha procurato morte, paura, disorientamento, ma ha prodotto anche sorprendenti slanci di generosità, bisogno di solidarietà e di inedita condivisone.
Il mondo dell’informazione è stato catapultato al centro di questa vorticosa giostra di espressioni, chiamato a confrontarsi con la mole di notizie e riflessioni che viaggiavano velocissime sulla rete, nella sfida più difficile: contribuire a fornire strumenti di orientamento per chi legge, percorsi di senso e non certo a invogliare a esser trascinati dalla giostra.fake-news-e-fact-cheking
Chi fa informazione è chiamato a un enorme atto di responsabilità nei confronti della collettività e risponde delle scelte che compie in misura della propria etica e delle proprie competenze, ma quando manca l’intermediazione di un professionista dell’informazione, il lettore e in genere l’utente si trovano ad affrontare da soli e senza specifiche competenze un oceano di informazioni spesso di sconosciuta provenienza.
Allora ecco che ognuno è chiamato a operare nel suo piccolo con senso di responsabilità. Sapere che una notizia, prima di divulgarla o di farsi cassa di risonanza per essa, va sempre verificata e che ha bisogno di fonte certa, è un primo passo sulla strada della consapevolezza. Spesso,invece, si moltiplicano le condivisioni sui social o si sprecano i “like” riferiti a materiale non verificato o verificabile. Bisogna essere consapevoli che alcune fake news vengono confezionate ad arte per raccogliere reazioni immediate dagli utenti, contengono quegli elementi che strappano adesioni istintive. Essere lettori consapevoli e responsabili significa non cadere facilmente in queste trappole e nel dubbio astenersi dal fare da volano alla loro diffusione. Affidarsi a siti o testate che impiegano professionisti dell’informazione è come cercare prodotti certificati quando facciamo acquisti. Se qualcosa non ci soddisfa avremo sempre un interlocutore a cui chiedere spiegazioni o sporgere reclami.
Oggi più che mai ci si deve affidare a specialisti in questo campo e pretendere che chi maneggi un materiale sensibile come le notizie lo faccia con la stessa preparazione e autorevolezza che hanno i professionisti in altri settori.
Ci affideremmo al primo che passa per sottoporci a un intervento chirurgico o per far sostenere le nostre ragioni in un’aula di tribunale? Certamente no. Bene, allo stesso modo esistono percorsi di studio e praticantato per chi fa informazione e, pur se l’errore è potenzialmente dietro l’angolo anche per un professionista, rivolgerci a chi è qualificato per fare uno screening su ciò a cui prestare fede è quantomeno buona pratica.
Altro consiglio è leggere attenta-mente ogni contenuto divulgato. Molto spesso si troverà che il titolo non corrisponde affatto al testo. Questo scarto è un’approssimazione cercata ad arte per colpire più forte l’immaginario dei lettori.
Una tale forza provocatoria e accattivante nel titolo, non trova poi riscontro nelle notizie riportate che spesso hanno contorni più sfumati e generici.
Sappiate che questo è un autentico escamotage che fa leva sul verosimile, non su quel che è vero e verificato e ha un grande potere di suggestione e condizionamento.
Diffidate, infine, di chi vi fornisce prima la chiave interpretativa di ciò che poi vorrà dimostrare col suo racconto. Il lettore e le sue opinioni vanno rispettati.
Chi informa deve raccontare i fatti documentandoli il più possibile e sciogliendo eventuali dubbi, ma deve lasciare che le conclusioni le tragga il lettore senza imporre il proprio filtro.
E’ lecito esprimere una opinione ma rendendola riconoscibile come tale e mai questa essere il presupposto a cui si piega il racconto dei fatti. Perché, non dimenticate mai, un servizio giornalistico non è altro che un servizio reso alla collettività.

Maria Luisa Sgobba
Presidente UCSI Puglia

Unione Stampa Cattolica Italiana