Tutto pronto per il Giubileo del mondo della Scuola

Il tema dell’evento del 28 ottobre 2016 è “Insegnare a chi non sa… educare alla Misericordia” e il programma è il seguente:
ore 16.30: Accoglienza presso la Chiesa di San Domenico
ore 17.00: Testimonianze e animazione degli Studenti
Cammino verso la Cattedrale e passaggio dalla Porta della Misericordia
ore 18.00: Santa Messa presieduta dal Vescovo Claudio Maniago

La locandina della manifestazione è stata preparata dagli studenti dell’indirizzo grafico dell’Istituto Bellisario-Sforza di Ginosa e il testo che segue è stato preparato dall’equipe dell’Ufficio per motivare il cammino verso la Porta Santa.
Tutti gli Insegnanti di Religione si incontreranno il 20 ottobre 2016, alle ore 19.30 presso il Lumen Gentium, per una conversazione preparatoria tenuta da don Andrea Cristella sul tema “Educare alla Misericordia”.

 

EDUCARE ALLA MISERICORDIA

 

Quest’anno il Papa ha indetto il Giubileo o l’anno della misericordia, un evento straordinario che ha abbracciato tutti gli ambiti della vita umana: la famiglia, le istituzioni pubbliche, le comunicazioni sociali, lo sport, lo spettacolo, di recente i giovani a Cracovia, le università… Ed ora ci accingiamo a celebrare il giubileo della scuola.

L’obiettivo del giubileo, nell’intento di Papa Francesco, è quello di farci riscoprire la misericordia di Dio, sperimentare la gioia del suo amore e del suo perdono; ma questo amore e questo perdono devono condurci ad amare e a perdonare gli altri, cioè ad essere “misericordiosi come il Padre”, come recita appunto lo slogan del giubileo.

Ma ha senso parlare di giubileo della scuola? Ha senso parlare di ‘misericordia’ a scuola? È possibile parlare di ‘educazione alla misericordia’?

La misericordia non è soltanto valore cristiano, ma è un valore umano che accomuna tutti: credenti e non, e noi riteniamo che sia compito (anche) della scuola ‘promuovere la cultura della misericordia’, cioè la cultura dell’accoglienza, del rispetto dell’altro, dell’ascolto, del dialogo, della tolleranza, della pace, della solidarietà… La scuola infatti non è soltanto un luogo dove si acquisiscono nozioni, ma è il luogo in cui i nostri ragazzi imparano a ‘vivere’, a conoscersi, relazionarsi agli altri ed anche ad amare..

Promuovere la cultura della misericordia vuol dire educare i nostri ragazzi a riconoscere, apprezzare, valorizzare il positivo, il bene che c’è nell’altro, a considerarlo una ricchezza e non una minaccia; vuol dire evidenziare quello che unisce, piuttosto che ciò che divide. Oggi la scuola è una comunità che accoglie bambini, ragazzi, giovani, provenienti da paesi diversi, di culture e religioni differenti. La scuola sta diventando e deve diventare sempre più la ‘casa di tutti’. La conoscenza reciproca, la condivisione di valori comuni, porta ad abbattere quei muri creati dai pregiudizi, dalla diffidenza, dai sospetti, dalle paure, che spesso ci portano a chiuderci all’altro e che conducono all’emarginazione sociale e persino all’odio nei confronti di chi è ‘diverso’ – tra virgolette – da noi.

‘Educare alla misericordia’ vuol dire anche educare all’attenzione all’altro, in particolare alle persone più deboli: misericordia che non è solo compassione, ma è un atteggiamento, una virtù attiva che non muove soltanto il cuore, ma anche le mani e i piedi. Ci fa camminare, andare incontro agli altri per soccorrerli nei loro bisogni.

Il Papa a Lampedusa riguardo al problema dell’immigrazione e dell’ecatombe di uomini, donne e bambini che si consuma ogni giorno nei mari che bagnano le nostre coste, ha parlato di globalismo dell’indifferenza: ebbene, la misericordia è l’antidoto all’indifferenza, che è uno dei mali più grandi del nostro secolo. Ma, aggiungo, parlando di scuola, è anche l’antidoto al ‘bullismo’, un fenomeno tristemente noto e diffuso tra molti giovani, per il quale le persone più deboli o più sensibili rispetto ad altre, anziché essere oggetto di maggiore attenzione, compassione o tenerezza, diventano oggetto di scherno e di emarginazione, anche attraverso i mezzi di comunicazione sociale, quasi che la debolezza o la fragilità umana fosse una colpa da punire o un male da evitare…

La Scuola, come tutte le realtà umane, non è perfetta ma deve tendere sempre di più al miglioramento. Per educare alla misericordia, occorre che noi insegnanti per primi riscopriamo questo valore, sforzandoci di viverlo sempre meglio nel rapporto con i nostri alunni, ma anche con le loro famiglie e con i nostri stessi colleghi. Una Scuola Bella non nasce dal nulla, ma si lavora insieme per renderla tale.

Abbiamo chiesto ai ragazzi come loro intendono la misericordia, e come possono viverla nella quotidianità, e non soltanto a scuola, ma anche in famiglia, con gli amici, nei confronti di persone sconosciute e persino nei confronti dell’ambiente.

Infatti, come ha affermato di recente lo stesso Papa Francesco, “la misericordia alla quale siamo chiamati, abbraccia tutto il creato che Dio ci ha affidato, perché ne siamo custodi”. E lo hanno fatto realizzando cartelloni, striscioni e pensieri su questo tema. Abbiamo selezionato alcuni di questi pensieri da leggere nel percorso che conduce alla porta santa successivamente alla declamazione di tre preghiere: una ebraica, una musulmana ed una cristiana sulla misericordia di Dio, un tema molto caro a tutte le religioni, in particolare alle tre religioni monoteiste.

Per i credenti, infatti, la sorgente della misericordia è Dio stesso

manifesto diocesi

Autore: Direttore

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