Omelia di chiusura della Porta della Misericordia

 

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del Giubileo Straordinario della Misericordia

13 novembre 2016

 

Con questa celebrazione si chiude nella nostra Diocesi di Castellaneta il Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da Papa Francesco “come tempo favorevole per la Chiesa, perchè renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti” (MV3); “Ci sono momenti – ha ribadito il Santo Padre – nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre”(ibd). Misericordia che è la via che unisce Dio e l’uomo, perchè apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato; misericordia che è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita (MV2). Anche la nostra Diocesi, ha risposto con gioia all’invito del Santo Padre e il 13 dicembre dello scorso anno ha aperto nella sua cattedrale la porta santa, che simbolicamente è rimasta aperta per tutto quest’anno; passando da questa porta della misericordia la nostra Chiesa si è messa in cammino nella certezza di vivere un’occasione favorevole per rendere noi stessi e le nostre comunità più capaci di misericordia, anzi misericordiosi come il Padre, secondo il motto di questo anno santo che abbiamo ripetutamente cantato. Alla luce della Parola di Dio che abbiamo intronizzato e avuto sempre davanti ai nostri occhi, abbiamo contemplato quanto già la misericordia di Dio  si manifesti nella nostra vita ordinaria, personale e comunitaria, e abbiamo verificato con stupore quanti siano i segni tangibili della presenza del Signore, volto misericordioso di Dio, nella nostra storia, segni a cui non davamo più tanta importanza o che addirittura non pensavamo di avere. Troppo spesso la nostra distrazione o superficialità ci impedisce di vedere Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà” (Es 34,6) all’opera nella nostra vita e quindi di godere della gioia , serenità e pace che egli ci dona. In questa luce abbiamo avuto l’opportunità di riscoprire il valore del sacramento della penitenza come degli altri aspetti della vita e del cammino delle nostre comunità, celebrazioni, momenti di devozione e di pietà popolare, vita fraterna e opere di carità. E su questo aspetto in particolare la nostra riflessione è stata particolarmente attenta e insistente, anche in questo caso rispondendo a un esplicito desiderio di Papa Francesco “E’ mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina”  (MV 15).  Ci siamo impegnati all’apertura di questo cammino giubilare a verificare e a potenziare quanto si sta facendo a questo riguardo e a mettere in cantiere alcune opere segno. E se da un lato abbiamo potuto constatare quanto già personalmente e come comunità abbiamo fatto e facciamo per concretizzare questa esigenza evangelica, questo periodo giubilare è stato l’occasione per renderci conto di quanto ancora possiamo e dobbiamo fare perchè la nostra fede si manifesti, come vuole il Signore, in opere di misericordia. Oggi chiudiamo la porta santa, della misericordia, ma oggi tante porte della misericordia dovranno continuare a essere aperte o finalmente dovranno aprirsi perchè la parola di Dio non cesserà di incalzarci, inquietando il nostro cuore e sostenendo il nostro agire. La lapide che è qui ai piedi dell’altare, verrà posta nella casa della della Misericordia di cui si è aperto in questi giorni il cantiere: ci ricorderà da dove nasce l’idea di quest’opera perchè diventi un segno dell’impegno comune di tutta la Diocesi a testimoniare che la porta della misericordia di Dio è sempre aperta.

Alla fine di questo anno santo sgorgano quindi nel nostro cuore, sentimenti di gratitudine e di ringraziamento verso la SS.Trinità per averci concesso questo tempo straordinario di grazia, ma non possiamo dimenticare di esprimere la nostra riconoscenza in particolare al Santo Padre che lo ha voluto e che per primo lo ha vissuto con una intensità esemplare, che ci ha scaldato il cuore. Basta ritornare con la memoria all’apertura della prima porta santa avvenuta a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Una nazione dilaniata da povertà, malattie e guerra civile. Dimenticata dal mondo. Ma non dal Papa. Se poi si manda avanti il nastro dei ricordi, non ci si può non ritornare a stupire per quelle inquadrature nelle quali Francesco abbraccia, sorregge, conforta, pranza, con i senza fissa dimora, gli immigrati, i carcerati: in cui incontra persone lontane o divise dalla nostra Chiesa cattolica; in cui tenacemente parla, chiede, implora, prega per spezzare le barriere dell’indifferenza e dell’egoismo. Immagini d’amore che ci ricordano come il vero tesoro della Chiesa siano i poveri e ci indicano quindi la strada sicura da seguire.

Con questa celebrazione vogliamo ringraziare il Signore, cantando il nostro Magnificat con Maria, madre di misericordia, per come la nostra Diocesi ha vissuto questo tempo di grazia e chiedere perdono per quello che poteva fare e non ha fatto: i nostri “giubilei” vissuti nella nostra Cattedrale e nei luoghi di misericordia; le iniziative nelle nostre comunità, gli impegni personali di conversione che ciascuno ha preso, sono un tesoro che ci arricchito e una spinta a continuare il cammino con rinnovata speranza.

E perchè il Giubileo non si risolva in un grande fuoco d’artificio, dobbiamo interrogarci quali siano i punti di riferimento a cui guardare per orientare le nostre prossime tappe, che cosa dice lo Spirito Santo alla nostra Chiesa di Castellaneta dopo l’esperienza del giubileo straordinario della misericordia?

Mi sento di individuare almeno tre importanti passi avanti che ci vengano richiesti:

il primo è una preghiera più capace di affidare alla misericordia di Dio tutta la vita cristiana: “senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera” (EG 262). La nostra maggior fiducia non sta nella nostra capacità organizzativa, materiale, tecnica, ma nella certezza che Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso e nella convinzione che “una persona che non è innamorata, convinta, entusiasta, non convince nessuno” (EG266);

il secondo passo è quello che da una profonda e salda comunione con Dio ci porta a una responsabile comunione fraterna che deve crescere e rafforzarsi in  Diocesi, in ogni nostra parrocchia, gruppo, movimento, associazione, confraternita perchè senza comunione non c’è vera missione e quindi la vita della nostra chiesa, la nostra vita di fede vive come sterilizzata, senza portare frutti;

il terzo passo è quello di diventare sempre più capaci di misericordia, imparando a vivere nella storia condividendo le gioie e le speranze, le sofferenze e le angosce di chi ci sta vicino, di chi incontriamo nel nostro cammino, di chi bussa alla nostra porta. La Parola di Dio ci chiama incessantemente a stare vicini, a farci prossimi agli altri dimostrandoci capaci di affetto e di tenerezza, di misericordia e di solidarietà.

Il presente, insegna Gesù nel vangelo di questa domenica, è spesso segnato da oscurità e prove, da drammi e da tormenti, la storia da un affestellarsi caotico di eventi apparentemente senza senso, la nostra vicenda sembra spesso una trama di dolore e di dati assurdi. Questo quadro potrebbe scoraggiarci e tentarci alla disperazione o comunque a cercare un alibi per rifiutare un impegno umile e paziente nel presente . La parola di Dio ci richiama con vigore ad un solido impegno nel concreto attraverso le parole di S. Paolo a Tess. e ci esorta a  conservare in questo nostro faticoso itinerario di vita la virtù della perseveranza “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” (Lc 21,19).

Lo sguardo tenero di Maria, madre della misericordia che è senza fine, ci accompagni e ci insegni a obbedire sempre meglio alla parola del suo Figlio che ci rende sempre più capaci di misericordia.

Autore: Admin

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