Un Convegno per ricordare il massafrese fra’ Giuseppe Amati, 74° successore di San Francesco, a 400 anni dalla nascita

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Il 2017 è un anno benedetto da Dio per la città di Massafra. Infatti ricorre il IV centenario della nascita di fra’ Giuseppe Amati, un illustre personaggio figlio della nostra terra, che pur nel silenzio e senza clamore, lasciò in quel lontano ‘600 un’impronta duratura del suo soggiorno e formazione nel convento di S. Rocco alla Palata tra i Frati Minori Conventuali.

E pur non avendo avuto notorietà storica nella nostra città, contribuì con la sua presenza silenziosa e il suo apostolato a creare una pagina di civiltà e di fede.

Egli era nato a Massafra il 4 maggio 1617 e quivi battezzato nell’antica Chiesa Madre dal rev.do Giovanni Resta e levato dal sacro fonte per mezzo di Cesare Di Lucca. Sotto la guida di genitori religiosissimi, Orazio e Rosa Valentini, ed in un’atmosfera satura di spiritualità francescana, ben presto avvertì germi di vocazione alla vita religiosa nei frequenti contatti con il convento di S. Rocco, che all’epoca era il più antico e facilmente raggiungibile per la popolazione. La ricca presenza francescana a Massafra, infatti, era all’epoca composta dalle tre famiglie minoritiche e dai conventi di S. Rocco per i Conventuali, di S. Maria di Costantinopoli per gli Osservanti, di S. Maria degli Angeli per i Cappuccini, opere piene di splendore dei principi Pappacoda.

Pur ascritto alla provincia religiosa, denominata di S. Nicola di Bari, il giovane, dotato di intelligenza profonda, dopo un severo concorso, viene inviato a Roma nel collegio universitario di S. Bonaventura, creato da Sisto IV nel 1587, presso la Basilica dei SS. Apostoli per compiervi gli studi teologici, che vengono coronati con la laurea conseguita il 20 giugno 1652. In questo famoso centro di cultura, dalla fondazione alla sua estinzione, si laurearono dottori 128 alunni delle due provincie di Puglia, tra cui il nostro padre Giuseppe Amati. Appena 5 anni dopo il dottorato, il 22 ottobre 1657, viene proposta dal granduca Ferdinando II, professore alla pubblica università di Siena per insegnare teologia dommatica per vent’anni, “con salario di lire 197, soldi 6, denari 8 per anno”. In questa città egli fu anche reggente allo studio dei francescani e nel contempo si avvicendarono sulla cattedra di teologia altri due pugliesi ministri provinciali di S. Nicola, Bonaventura Monteneri da Bitonto e Gabriele Bruni di Lecce. Nel 1663 veniva nominato dalla Sede Apostolica inquisitore a Siena, carica che esercito fino al 1667. Con il compito di vigilare sulla purezza della fede cristiana e sulla integrità dei costumi.

Da giovane magister artium insegnò in importanti studi dell’ordine tre anni a Lecce, tre a Rimini, tre a Faenza, quatto anni a Roma al collegio S. Bonaventura ove insegnò teologia dommatica.  Il 5 maggio 1677, a norma delle costituzioni, nel convento dei SS. Apostoli in Roma, veniva eletto Ministro Generale, dell’ordine 74° successore di S. Francesco nel regime dei Frati. L’opera di padre Giuseppe Amati, che godeva della familiarità del pontefice Innocenzo XI, si orienta a ripristinare decisamente la perfetta vita comune nei conventi ed ove questa fosse di difficile attuazione, almeno riportare l’osservanza della cassa comune dell’erario per il denaro e del deposito comune per il vestiario. Si pose in viaggio e personalmente, visitò le provincie monastiche d’Italia, si spinse anche in Olanda tra le popolazioni calviniste dove l’ordine aveva case e provincie fiorenti e nella remota Giava e Rodesia.

Nel 1683, allo scadere del sessennio della carica, il p. Amati veniva eletto vescovo di Assisi, nomina che egli ricusò per umiltà. Trascorse gli ultimi cinque anni della sua vita come semplice frate nel convento di S. Bonaventura in Roma, nella osservanza fedele dell’ideale francescano, quivi morì in concetto di santità il 13 ottobre 1688 e fu sepolto nell’annessa basilica dei SS. Apostoli. Meminisse iuvabit giova ricordare che p.  Amati è una proposta interessante per tutti i massafresi, anche se egli non è molto conosciuto rimane sempre un dono di Dio e figlio illustre della nostra terra.

In secondo luogo egli ha lasciato un’impronta duratura della sua testimonianza missionaria, è stato al servizio della Chiesa e delle anime nel mondo e contribuì a creare questa pagina di civiltà e di fede nella nostra comunità locale. Egli ha portato nel mondo il nome modesto della sua amata patria e della generosa Puglia. In terzo luogo, egli è un richiamo alle tradizioni civili e religiose del nostro popolo, perché non recida i legami con il proprio passato e perché, in operosa continuità, serbi intatto questo patrimonio di fede e di cultura, che poi altro non è che la sua memoria collettiva, l’impronta della sua anima, la sua stessa identità.

Infine, fra’ Giuseppe Amati, dopo aver acquisito una vasta cultura scientifica negli studi dell’ordine, è stato un vero apostolo di Gesù come predicatore, inquisitore e maestro di dottrina teologica. Nella storia francescana di Massafra e di Puglia, egli si distinse per scienza e per cultura, perché seppe fondere in armonia il sapere teologico con i principi di rettitudine e di prudenza. Occorre, dunque, recuperare, custodire, ravvivare e tramandare alle future generazioni la testimonianza di questo nostro illustre concittadino.

Eugenio Fischetti, Parroco di Gesù Bambino in Massafra

Autore: Direttore

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